nda: questa intervista e’ stata realizzata insieme agli altri autori di
“Commentango” - Antonio Sciortino, Rosarossa e Mareluna - ma anche con
il contributo inconsapevole dei tanti amici ai quali Diego Calarco, in
questi anni, ha raccontato esperienze ed episodi della sua vita, privata
e professionale. Chiacchierate fra amici che hanno arricchito la nostra
conoscenza dell’uomo, oltre che del maestro e del ballerino, e grazie alle
quali oggi possiamo raccontarlo a voi.
Inizia a raccontare sommessamente, quasi schernendosi. Quando ci alziamo
dal tavolo, dopo due ore, un bel po’ di pizza e diverse lattine di Coca-Cola,
ci ha raccontato di tutto, come un fiume in piena. Il tango, Diego Calarco,
lo ha sempre respirato in famiglia, in quella Buenos Aires da cui e’ andato
via nel 2000. Ma nella quale, prima o poi, tornera’. “Mio padre - racconta
- e’ sempre stato un amante del tango ma soprattutto della musica. Da ragazzo
andava sempre ad ascoltare le orchestre: allora potevi sentire suonare
i grandi, Pugliese era il suo preferito, ma anche D’Arienzo, Troilo. Vivere
in quel periodo sarebbe stato bellissimo”. E di suo padre ha fatto sua
una frase, diventata il suo motto: “il tango e’ un fluido che, attraverso
le orecchie, penetra nella mente, poi si impossessa del cuore, infine delle
gambe muovendole”.
Con la sua famiglia ha sempre avuto un rapporto speciale pur mantenendo
il suo spirito indipendente, a 23 anni e’ andato a vivere da solo e per
sua mamma e’: “il mio uccellino che ha preso il volo”. In Argentina tornera’
proprio per vivere accanto ai suoi genitori gli anni della vecchiaia ma
non programma il futuro. E per il tango, che a Buenos Aires dice “vivi
in maniera diversa”. “Il mio - aggiunge - e’ un percorso di vita e non
solo professionale, altrimenti non potrei dare ai miei allievi quello che
riesco a dare. Nella mia vita faccio quello che voglio io, non quello che
gli altri si aspettano. Perche’ devo stare bene con me stesso prima che
con gli altri”.
Da bambino, come tutti, era attratto dallo sport piu’ che dal ballo,
prima il calcio poi il rugby. “Sono piu’ portato a usare i piedi
che le mani”, scherza lasciandosi scappare un sorriso e una parolaccia.
Per un
po’ la palla ovale, che gli ha lasciato un po’ di cicatrici, e il
tango si sono contesi il tempo libero di Calarco. “Avevo 15 anni quando
mia sorella
Daniela, che ne aveva solo 10, inizio’ a ballare il tango. Io avevo
sempre pensato che fosse un ballo per vecchi e invece accompagnandola mi
accorsi
che l’ambiente mi piaceva”. Conquistato insomma dalle ballerine giovani,
belle e sensuali inizia a ballare, in coppia con la giovanissima
Daniela. E inizia con un grande maestro, Juan Carlo Copes, padre del tango
salon:
“e’ lui che mi ha fatto capire cos’era il tango. Il milonguero era
ancora lo stile piu’ diffuso ma iniziavano le prime sperimentazioni. Io
ho avuto
la fortuna di studiare con i maestri anziani e di poter poi seguire
l’evolversi del tango”. Fra i maestri da cui ha appreso Eduardo Arquimbau,
affiancato in quel periodo da Fabian Salas e Celia Blanco; poi Antonio
Todaro. "Lui era un grande - dice - , aveva una grandissima capacita'
di creare nuove figure come oggi fa solo Naveira, molti dei maestri oggi
piu' noti sono stati suoi allievi".
Video con Juan
Carlos Copes e Cecilia Narova.La
Cumparsita tratto dal film Tango.
La collaborazione di Diego con Copes dura diversi anni:
lo aiutava nelle lezioni e nella conduzione della scuola,
partecipava agli
spettacoli e alle tourne’, lavoravano insieme in tv.
E nel frattempo il primo grande
successo: aveva solo 18 anni e in coppia sempre con Daniela
si classifica secondo alla prima edizione del Festival
del Tango di
Buenos Aires, organizzato
dalla Casa del Cantor dove poi insegnera’ per quattro anni.
“Eravamo abbastanza noti in quel periodo e in quell’ambiente
- ricorda -
, ci esibivamo in
posti molto frequentati come la Ventana o i teatri di Calle
Corriente ma era anche il momento di fare esperienze
diverse come il programma tv
“la Noche con
amigo”, un programma interamente dedicato al tango in cui
facevamo parte del corpo di ballo”.
Bravo sin da piccolo, ma la star di famiglia era Daniela, oggi
mamma e moglie felice dopo avere riposto in un armadio le scarpette da
tango.
Quando Daniela decide di mollare il tango, la prima compagna di
Diego e’ Anahi. Con lei prepara uno spot pubblicitario per “Juvenilia
‘92”, festival
dedicato alle rappresentanze di vari Paesi del mondo che portavano
in mostra usi e costumi.
E mentre passa da un palcoscenico a una milonga o davanti ad una
macchina da presa, Diego trova anche il tempo per diplomarsi ragioniere
e tentare la strada dell’Universita’, prima Giurisprudenza poi
un anno e mezzo in Psicologia. Anche se, a dire il vero, era piu’ il
tempo che
dedicava al tango che quello che spendeva sui libri. Finche’ la
scelta del tango come professione e’ stata naturale: “ero troppo giovane
per scegliere
consapevolmente, e’ stato quasi automatico. Oggi so che il tango
e’ la mia vita e che senza il tango non potrei vivere, ma non solo perche’
lo
ballo. Quando ho iniziato io insegnare a Buenos Aires era diverso:
cercavi di trasferire agli allievi la passione autentica per il ballo,
oggi e’
tutto un business. Chi inizia a prendere lezioni lo fa con l’obiettivo
di farne un mestiere”.
Il desiderio della scoperta, l’Argentina che cambiava, o
chissa’ cosa lo portano nel 2000 a Londra. “Ero partito per
una vacanza
ma avevo voglia di fare un’esperienza all’estero”. E quando
in milonga conosce Bianca,
tanguera montenegrina che gli propone di lavorare insieme,
accetta. Strappa il biglietto di ritorno a Buenos Aires e
prende casa in Inghilterra.
“Abbiamo
iniziato con pochi allievi, poi il gruppo e’ cresciuto. Gli
inglesi sono diversi, piu’ severi con se’ stessi e disciplinati
ma meno appassionati”.
Passa un anno e arriva in Italia, a Bologna. Segue un breve
periodo in Egitto, come animatore in un villaggio turistico,
e poi in Sicilia, a Marsala per mettere a posto alcune questioni
di famiglia. Ma la vacanza, durante la quale conosce i parenti
di suo padre, si prolunga piu del previsto.
E’ il 2001, l’anno della crisi economica in Argentina e Palermo
e’ una nuova opportunita’. “L’inizio e’ stato duro - racconta Diego,
abbassando
di un tono la voce - ma sono sempre stato convinto che essere ottimista
ti porta a conoscere persone corrette. Io ottimista lo sono sempre
stato, cosi’ come fiducioso nel mio lavoro”. E la prima persona corretta
che incontra
e’ Katia Girgenti, titolare del Centro Stage Danza di via Laurana
dove inizia a dare le prime lezioni di tango. “Vivevo li’ - continua
- avevo
anche una stanza e, fra i miei allievi di allora, c’e’ ancora chi
si ricorda di quando li accompagnavo alla porta e tiravo giu’ la saracinesca,
lasciandoli
stupiti”. Lo racconta sorridendo oggi, mimando il gesto di un saluto
attraverso una saracinesca che va giu’ lentamente.
Un lavoro da portiere in uno stabile e ancora lezioni, in varie
scuole di danza, palestre, locali, finche’, quattro anni fa, sale le
scale di
Palazzo Pantelleria e si trasforma nel principe di una favola moderna:
attraverso le imposte di questo splendido edificio nel cuore del
centro storico di Palermo le note del tango scendono verso i vicoli della
Vucciria,
i turisti alzano la testa incantati, gli allievi si innamorano
del gigantesco ficus al centro del cortile. Lungo la sequenza di saloni
affrescati la
musica conduce fino al suo piccolo regno: nella sala in fondo,
lui, passi leggeri e lunga chioma raccolta come un indiano d’America,
insegna per
ore, cinque sere a settimane, fino a non avere piu’ voce al termine
delle lezioni. “Palazzo Pantelleria e’ un posto perfetto, quest’atmosfera
incantata
si sposa perfettamente con quella che e’ una mia fissazione: niente
specchi! Se posso scegliere infatti preferisco insegnare senza specchi,
con quelli
puoi migliorare la postura o cercare la perfezione del movimento
ma ti distraggono dal sentire. E il tango devi, prima di tutto, sentirlo.
Io
non mi sono mai guardato in uno specchio mentre ballo e per me
il successo del mio lavoro e’ nel vedere la gente che sente il tango,
non che sappia
o meno fare un passo”.
In questa stagione, accanto ai corsi, ha messo in cantiere un
ciclo di seminari, il prossimo dedicato alla tecnica uomo-donna
e al
tango organico si svolgera’ il 26 aprile all’Hotel San Paolo.
“La scuola - spiega - funziona
come un’accademia, seguiamo un programma ben preciso per ogni
corso. I seminari danno la possibilita’ di approfondire un argomento
senza
sottrarre tempo alle lezioni ordinarie”. Per informazioni sui
prossimi seminari,
basta consultare il sito www.diegocalarco.com, http://danzaeterritorio.blogspot.com/.
Per diversi anni ha insegnato da solo, senza una partner. Dal
2005 invece fa coppia con Dulce Cappiello. “Io ho una formazione completa,
sono sempre stato molto curioso e ho lavorato tanto sui cambi
di ruolo.
Ho preferito
aspettare per avere una partner con cui c’e’ intesa, visto che
ho dimostrato di poterne anche fare a meno”. Del resto il tango
e’ un po’ macho...